Talmà era ricomparsa sulla bianca cavalla, sotto un nuovo velo di seta trapunto in oro che copriva quasi tutta la parte posteriore del suo bellissimo animale.

Teneva fra le braccia un agnellino dalla lana candidissima, ucciso pochi momenti prima e adorno di nastri di seta a varie tinte.

Si fermò un momento a guardare i cavalieri, poi lanciò la sua cavalla a corsa sfrenata attraverso la steppa, tenendosi ben stretto al seno l'agnellino.

Pochi momenti dopo Hossein usciva a sua volta, montando il suo splendido cavallo e si lanciava sulle tracce della fidanzata, seguito dal beg, da suo cugino e da Tabriz, gridando con voce stentorea:

— Amici, aiutatemi a raggiungerla!... La mia stella fuggel...

— Eccoci! — urlarono in coro i cavalieri, snudando i kangiarri, — Uran!... Uran!...

Non era che una commedia, poichè Talmà non aveva nessuna voglia di fuggire al suo valoroso fidanzato: ma così doveva fare, poichè nelle cerimonie nuziali si deve sempre simulare il rapimento della fidanzata.

Il ratto della sposa figura sempre presso tutte le tribù turcomanne e anche afgane e belucistane.

I Sarti si limitano a dare la caccia alla sposa e strapparle l'agnello che porta con sè.

Presso altre tribù turaniche invece, s'impegnano delle vere lotte per strappare la sposa dalla sua tenda.