— Sì, padrone, — rispose il gigante alzandosi.
Appena furono soli, il giovane si curvò rapidamente sul prigioniero, dicendogli sottovoce:
— Tu ormai sei perduto e, se anche tutto confessassi, non usciresti egualmente vivo dalle strette del gesso, perchè mio cugino Hossein, fra poco, sarà qui, e quello non ti farà grazia.
— Lo so, signor Abei Dullah, — rispose il prigioniero. — Io sono uomo finito ormai.
— Tu hai moglie e figlioli.
— È vero, signore.
— Io m'impegno di far giungere alla tua famiglia duemila tomani se tu manterrai il segreto e non pronuncerai il mio nome. D'altronde nessuno ti crederebbe svelando me.
— Me lo giuri, signore?
— Sul Corano.
— Ora che so che mia moglie ed i miei figli non soffriranno la fame, morrò più tranquillo, — disse il mestvire con rassegnazione, — e sopporterò da ghirghiso gli spasimi delle tremende strette.