— Abbiamo rovinati inutilmente mezzi i nostri cavalli.

— Dov'è mio zio?

— È uscito poco fa, onde preparare a questo miserabile, che si ostina a non parlare, una tomba che lo stringerà per bene. —

Un fremito fugace corse pel corpo del giovane, ed i suoi occhi irrequieti tornarono a posarsi sul prigioniero.

— Non vuole parlare? — disse, dopo un momento di esitazione.

— No, signor Abei.

— Lasciami solo con quest'uomo, Tabriz. Voglio provare io a farlo cantare.

— Guardati, padrone: questo è pericoloso e capace di tutto.

— Ho due kangiarri che tagliano come rasoi, non ho quindi nulla da temere da costui.

Mettiti di guardia fuori dalla porta. Farai presto ad accorrere.