Distese immense che potrebbero nutrire mandrie sterminate, non contano nemmeno dieci famiglie nomadi, mentre vi potrebbero vivere comodamente centomila persone, perchè quel suolo è tutt'altro che ingrato.
L'acqua non manca nel sottosuolo: basterebbe costruire dei pozzi artesiani e quelle lande, oggi inutili, potrebbero diventare il granaio dell'Asia.
La truppa procedeva su una lunga linea, ad un trotto moderato, con Tabriz e Hossein alla testa. Abei invece, che pareva non amasse troppo la vicinanza del cugino, dopo i fatti avvenuti, era passato in coda, col protesto di impedire che qualche cavaliere disertasse.
Hossein, in ventiquattro ore, pareva che fosse invecchiato d'un paio d'anni. Non era più il giovane ardente di prima, che cavalcava con una maestria da far invidia ai più famosi cavalieri della steppa, con quell'aria marziale che faceva tremare i banditi più audaci e che li metteva in fuga colla sua sola presenza.
Una cupa disperazione s'era impadronita di lui, accasciandolo completamente.
— Mio povero signore! — disse Tabriz, che l'osservava con profondo dolore. — Si direbbe che tu disperi del tuo destino.
— La luce rosea che mi irradiava fino a poche ore or sono, io non la scorgo più, mio buon Tabriz, — rispose il giovine, soffocando un singhiozzo. — Mi sembra che una notte eterna mi avvolga.
— Hai torto, signore. Alla tua età non si dispera mai.
— L'amavo troppo.
— E anche Talmà t'ama.