— Un tempo hanno combattuto insieme contro i bukari ed i belucistani, — rispose Tabriz. — Se le Aquile della steppa sono passate attraverso il suo territorio, ce lo dirà subito.
— A quest'ora non si rammenterà più nemmeno il nome di Giah Aghà, — disse Abei, che aveva ripreso il suo posto in testa alla colonna. — Si dimenticano facilmente gli amici, nella steppa.
— Al contrario, signore, — rispose Tabriz, un po' piccato. — Si ricordano forse più che altrove, avendone sovente bisogno per far fronte ai ladroni della pianura od ai soldati degli Emiri.
— Vedrai che non si degnerà nemmeno di riceverci nel suo accampamento e che ci tratterà come pezzenti sospetti.
Hanno ben altro da fare questi Illiati, che d'occuparsi delle Aquile e dei nostri affari.
— Sarà come tu dici, signore, — rispose Tabriz, — io però obbedirò alle istruzioni datemi da tuo zio.
— Mio zio crede troppo nelle amicizie, — rispose Abei, con tono ironico.
Tabriz lo guardò con una certa sorpresa, aggrottando leggermente la fronte.
Hossein, assorto nella sua tristezza, sembrava che non avesse udito nulla, anche perchè si era spinto più innanzi degli altri, frettoloso di giungere al campo degli Illiati.
— Tuo zio, signore, — riprese il gigante un po' irato, — ha sempre saputo scegliere i suoi amici ed io, che sono più vecchio di te ne so qualche cosa. —