La truppa, non avendo ormai più nulla da temere dopo quelle parole, s'avanzò sotto gli alberi, mettendo piede a terra e levando le briglie e le selle ai cavalli, mentre Tabriz ed i nipoti del beg entravano sotto una vasta tenda, sulla cui soglia li attendeva il capo della tribù, circondato da una mezza dozzina di ragazzine.
— Siete miei ospiti, — disse, invitandoli a farsi innanzi.
— Sei tu Sagadska? — chiese Tabriz.
— Io sono l'amico del beg Giah Aghà, — rispose l'illiato. — Che i suoi nipoti si siedano al mio fianco.
— Grazie della tua ospitalità, — gli rispose Hossein. — Noi siamo qui venuti perchè abbiamo bisogno da te di consigli e d'informazioni.
— Dopo la cena tu avrai quello che vorrai, — rispose l'illiato.
— Lascia ora che io compia i miei doveri d'ospitalità e non preoccuparti della tua scorta: avrà viveri e tende per riposarsi al coperto. —
Sotto la grande cupola di feltro era già stata stesa, su un vasto tappeto persiano, una tovaglia, su cui due giovani pastori avevano collocato parecchi tondi d'argento, lusso che solo un capo tribù poteva permettersi.
— Accomodatevi, — disse Sagadska. — Siete giunti in un buon momento, festeggiando oggi il dodicesimo anno della mia ultima figlia.
I servi erano tornati portando vasi e tondi carichi di cibi e di manicaretti che esalavano profumi appetitosi e che deposero dinanzi agli ospiti.