I colpi di fucile si seguivano regolari, segno evidente che quelli che facevano fuoco erano soldati perfettamente disciplinati, che non sparavano a casaccio e di quando in quando vi facevano eco delle detonazioni secche, poderose, che sembravano prodotte da racchette o da falconetti, piuttosto che da veri pezzi d'artiglieria.
Al di là della lunga distesa di giardini, s'alzavano di tratto in tratto nuvoloni di polvere, che in certi momenti offuscavano perfino la luce del sole. È già noto che tutto il Turchestan orientale e settentrionale è polverosissimo, e che basta un soffio d'aria od il galoppo di qualche squadrone di cavalleria per sollevare cortine immense d'una specie di sabbia quasi impalpabile, che ricade molto lentamente e che attraversa intere regioni prima di depositarsi.
Certamente un vivo combattimento doveva essersi impegnato, fra i cavalieri del Bek di Kitab e di quelli dello Schaar ed i cosacchi che il colonnello russo Miklalowsky, incaricato dal governatore generale del Turchestan di domare i ribelli, conduceva da Samarcanda.
Già le truppe di Hossein non distavano che poche centinaia di metri dalla torre sovrastante la porta di Ravatak, quando scorsero una nuvola di cavalieri scendere a galoppo sfrenato le alture, mentre sopra le loro teste scoppiavano delle granate.
— I Shagrissiabs! — gridò Tabriz. — Pare che abbiano avuto il loro conto se scappano in quel modo!...
Un sorriso comparve sulle labbra di Abei.
— Allah mi protegge, — mormorò fra i denti. — Era quello che aspettavo. Chi rifiuterà il nostro soccorso? —
I cavalieri del Bek di Kitab e quelli del Bek di Schaar giungevano a briglia sciolta, urlando ferocemente e volgendosi di quando in quando, per fare delle scariche, che non dovevano fare troppo danno ai russi, nascosti in mezzo al polverone.
— Lesti, amici! — gridò Hossein. — Giungeremo prima di loro! —
Con un ultimo slancio i cavalli superarono le ultime centinaia di metri e, varcato il ponte levatoio, irruppero sotto la porta di Ravatak, mentre sui ridotti della cittadella tuonavano le racchette ed i falconetti del Beg Djura bey.