— E le Aquile? — chiese Hossein.
— Sono fuggite dopo d'aver lasciato qui Talmà.
— Ma a chi l'hanno lasciata? Te lo ha detto, Abei?
— Non lo sa ancora.
— Signore, — disse Tabriz. — Se Baba beg ha giurato sul Corano, da buon mussulmano, manterrà la sua promessa.
Per ora aiutiamolo a respingere quei dannati moscoviti. Sarebbe stato meglio non imbarazzarci in questa ribellione, tuttavia giacché siamo coinvolti anche noi, meneremo le mani meglio che potremo. Sarà sangue straniero che scorrerà e non già turchestano.
— Pranziamo, — disse Abei. — Fra poco comincerà la processione degli sfregi in onore di Ali e di Hussein, che Djura bey ha ordinata per fanatizzare le sue truppe, e noi, come difensori della fede, dobbiamo prendervi parte.
— E Talmà? — chiese Hossein, come se uscisse da un sogno.
— Non temere, cugino. La ritroveremo e forse più presto che tu non creda. Da Kitab non è uscita, il beg me lo ha assicurato e colui che ha pagato le Aquile per rapirtela, pagherà colla vita la sua bricconata. È vero Tabriz?
— M'incarico io di strozzarlo, — rispose il gigante, mostrando le sue mani vellose come quelle d'un orso. — Una stretta sola e crac!... Il collo mi rimarrà fra le dita. —