— E voi, stupidi, non potevate mostrarvi prima? — gridò finalmente Abei, minacciandoli col pugno.
— Vi abbiamo cercato dappertutto, signore, — disse colui che lo aveva guidato. — Saremmo stati anche noi più contenti di andarcene, prima che i russi ci chiudessero il passo.
— Siete dei cretini! —
Stette un momento come pensieroso, poi, alzando le spalle e dando una strappata alle briglie, mormorò:
— Bah! Forse sarà meglio. Cerchiamo di spingere gli altri e di non esporre la mia pelle.
Vedremo se torneranno vivi nella steppa! —
Volse il cavallo e si diresse a piccolo trotto verso la piazza del bazar, mentre i cannoni della cittadella rombavano furiosamente, rispondendo alle artiglierie russe che battevano in breccia la porta di Ravatak e la torre sovrastante.
Quando giunse al caravanserraglio, trovò Hossein e Tabriz in sella, pronti a prendere parte alla difesa della città coi loro cinquanta uomini.
Un messo di Baba-beg li aveva già avvertiti che l'assalto stava per cominciare e che la loro presenza sulle mura era necessaria.
— Ti credevamo già morto, — disse Hossein, vedendolo. — Le palle russe cominciano a piovere nelle vie.