— A cavallo!... Caricate! —

Abei, che stringeva ancora fra le mani le pistole fumanti, con un salto da tigre si era gettato sul suo farsistano, che alla voce del padrone erasi prontamente levato.

— Caricate! — ripetè il nipote del beg. — Giù col kangiarro! —

Quindici uomini, fra i quali i banditi di Hadgi, sfuggiti miracolosamente alle scariche dei russi, avevano risposto all'appello.

Un urlo terribile, feroce, si sprigionò dai loro petti.

Uran!... Uran!...

Poi quel drappello di demoni, senza curarsi di coloro che giacevano al suolo, contorcendosi fra gli ultimi spasimi dell'agonia, era partito con un impeto irrefrenabile, piombando coi kangiarri alzati fra i cosacchi, che occupavano il margine del burrone.

Quell'attacco fu così fulmineo, che i russi, per non venire travolti, si gettarono alla rinfusa a destra ed a sinistra, senza nemmeno tentare di farvi fronte.

Il drappello, preceduto da Abei, passò come un uragano, discese il burrone, poi lo risalì in volata e scomparve fra le alte erbe della steppa, salutato da un'ultima, ma troppo tardiva scarica.

CAPITOLO XVI.
Il rifugio dei banditi.