I Shagrissiabs nascosti nelle strette vie che dividevano i giardini racchiusi fra le due cinte, pur fuggendo, non cessavano di far fuoco. Anche i ridotti non erano diventati ancora muti.

Il generale Abramow, frettoloso di finirla, lanciò allora all'assalto una terza colonna, coll'ordine d'impadronirsi della seconda cinta e di entrare nelle vie della città.

Un quarto d'ora dopo i russi superavano anche quella muraglia senza aver incontrato molta resistenza, quantunque Djura bey e Baba, il beg di Schaar, disponessero ancora di circa ottomila uomini fra fanti e cavalieri.

Le colonne, compiuta la loro riunione, s'avanzarono allora senza por tempo in mezzo, verso la terza cinta.

Le vie strette dei giardini erano piene di Shagrissiabs fuggiaschi, coi quali i russi dovettero impegnare delle accanite lotte a corpo a corpo, e giunta la colonna ad un crocivio, fecero alto, incendiando varii mucchi di fieno.

Appena sorto il sole, le truppe moscovite, con pochi colpi di granata, sfondavano le ultime difese.

I Shagrissiabs s'erano riuniti nella torre vicina all'ultima breccia, aprendo nuovamente un fuoco intensissimo e micidiale, ciò che obbligò il generale Abramow a farla prender d'assalto, con non poca fatica, poiché gli assediati non volevano cedere.

La cittadella nel frattempo era stata abbandonata dai due beg e dai loro artiglieri. Vistisi ormai perduti, avventarono sui russi la loro cavalleria e anche quel supremo sforzo non ebbe che un esito infelice.

Alle otto del mattino tutta Kitab era nelle mani dei russi ed i Shagrissiabs facevano atto di sottomissione, esempio che fu subito seguito anche dalla guarnigione di Schaar.

L'assalto era costato ai Shagrissiabs più di seicento morti, ma non si poté sapere il numero dei feriti; ai russi diciannove soli morti, fra cui un ufficiale e cento e due feriti, fra i quali un generale, quattro ufficiali superiori e tre inferiori.