Ritorno nella steppa della fame e non ripasserò, per parecchi anni di certo la frontiera di Bukara... —

Abei si tolse dall'ampia fascia due carte e le consegnò al bandito.

— Una per te, una per la famiglia del mestvire. Presentati a Jurtschi Omar, banchiere a Samarcanda e ti verrà subito versata la somma. Egli è già stato avvertito da parecchie settimane.

— Grazie, mio signore.

— Sii leale colla famiglia del povero mestvire.

— Giuro sul Corano che non mancherò di versarle fino all'ultimo tomano. Addio, signore, questa sera io sarò ben lontano. —

Abei lo congedò con un gesto, raggiunse il cavallo e ridiscese verso il campo, sempre seguito dai banditi che l'avevano fino allora scortato.

I Sarti lo aspettavano, in preda ad una vivissima ansietà, colle armi in mano, temendo qualche improvviso attacco da parte delle Aquile.

— Accampatevi pure, amici, — disse loro Abei, smontando. — Sono riuscito a scoprire il rifugio dei banditi e quello che maggiormente ci interessa, ho anche saputo da un pastore che quasi tutte le Aquile hanno lasciato queste montagne per accorrere in aiuto dei Shagrissiabs di Schaar e che solo un piccolissimo drappello veglia su Talmà.

— Signore, — disse un vecchio Sarto, che pareva esercitasse una certa influenza sui suoi compagni, — se è vero quello che ti hanno raccontato, partiamo subito, invadiamo la caverna e facciamo a pezzi quei miserabili.