Il sergente ed i quattro soldati, uno dei quali portava la lanterna, superato il primo burrone, avevano rallentata la marcia e armati i fucili, potendo darsi che vi fosse qualche ferito nascosto e che li salutasse con qualche colpo di fuoco prima di spirare.
— Non dobbiamo essere lontani, — disse il sergente. — Se le Aquile rapaci sono qui, i morti non mancheranno.
Aprite gli occhi, ragazzi!...
— Fa oscuro come in fondo alla bocca d'un cannone, — borbottò colui che teneva la lanterna.
— Manda una benedizione alla luna perchè si mostri, tu che sei figlio d'un pope.
— Preferirei di dar fuoco a tutte queste erbe.
— E arrostire anche noi poco allegramente, è vero Olaff?
Tu non sei un cosacco e non conosci perciò la steppa; quando brucia, fa paura mio caro, ed i pozzi di petrolio di Baku, farebbero una ben meschina figura insieme coi loro serbatoi!
Ah!... Ci siamo! Uomini e cavalli! Vi è un bel gruppo di morti qui. —
A cinquanta metri dal secondo burrone vi era una massa di cadaveri. Uomini e cavalli erano caduti confusamente insieme, sotto le scariche dei cacciatori del Turchestan, formando come una immensa catasta.