— In mezzo ad un cumulo di cadaveri.
— Non è morto?
— Non ancora, capitano.
— Dov'è ferito?
— Al dorso.
— Ferita non gloriosa se vogliamo. Fallo deporre su quel letto vuoto e fammi portare i ferri.
— Ve n'è un altro, capitano, — disse il sergente, indicando Tabriz, che in quel momento entrava.
Il medico squadrò il gigante con un certo stupore, poi disse, un po' sorridendo:
— A quello basterà una buona zuppa per rimetterlo in gambe.
— No, capitano, ha una palla in corpo anche lui e non delle nostre, — rispose il sergente.