— Non t'inganni, mio signore, sono proprio io, il tuo fedele servo — disse il gigante. — Come stai? Meglio di ieri di certo, a quanto mi sembra.

Possiamo dire di essere scampati alla morte per un pelo di cammello.

— Tabriz!.... Tu! — esclamò Hossein.

— Parla sottovoce, mio signore od il capitano medico ti proibirà di aprire la bocca.

Sei ancora troppo debole.

— Che cosa è successo? Che cosa fai tu, lì? Dove siamo noi? V'è nel mio cervello una confusione inestricabile.

— Sono accadute certe cose, mio signore, che è meglio che tu le ignori per ora, — rispose Tabriz con voce sorda. — Tu vuoi sapere dove siamo? In un ospedale da campo dei moscoviti, sotto le mura di Kitab.

— E allora?....

— Taci, mio signore, non nominarla. Tu non devi pensare alla fanciulla per ora; ti basti sapere che oramai conosco la persona che assoldò le Aquile della steppa.

Le nostre due ferite mi hanno aperto gli occhi.