Era quella la paura che aveva invaso Tabriz e che lo spingeva a camminare più rapidamente che era possibile, quantunque zoppicasse.

Per una buona ora il gigante resistette energicamente, avanzandosi verso una macchia oscura che la luna illuminava, facendola scintillare in causa dei frammenti di sale che conteneva.

Stava per raggiungerla, quando Hossein riaprì gli occhi scivolandogli quasi subito di fra le braccia.

— Tu mi hai portato? — disse, arrossendo.

— Era necessario, mio signore, — rispose Tabriz.

— Che io sia diventato un fanciullo?

— Non so se un altro meno solido di te avrebbe resistito a quella terribile volata, che ci ha fatto fare quella maledetta tromba. Puoi vantarti di avere le ossa ben dure, signore.

— Quanto sei buono, Tabriz!

— Non ho fatto altro che il dovere di buon servo affezionato, — rispose modestamente il gigante. — Stai meglio ora?

— Sì, ma la sete mi divora sempre.