— Lasciamolo un po' riposare; pel momento nessun pericolo ci minaccia e poi fra pochi minuti le tenebre scenderanno. —
Salì su un monticello di sabbia, il più alto che vi era in quel luogo e guardò attentamente tutto all'intorno.
— Dove trovare un albero od una sorgente? — si chiese. — Sono rari in questa steppa maledetta, nondimeno qualche po' di verdura di quando in quando la si può trovare.
Se potessi sapere dove ci troviamo noi!.... Siamo lontani dall'accampamento o vicini? Ecco il pericolo.
Bah!.... Tabriz ha le gambe lunghe ed è in forza. Non fermiamoci qui. —
Prese Hossein fra le braccia, serrandoselo ben stretto al petto, come se fosse un fanciullo e si mise risolutamente in marcia, dirigendosi verso ponente.
— Sempre diritti finchè troveremo l'Amu-Darja, — mormorò.
Il sole scompariva fra una gran nuvola rossa, che diventava rapidamente oscura e le tenebre cominciavano a calare. All'orizzonte opposto però un altro disco, reso grande dalla rifrazione e pure rosso, sorgeva lentamente: era la luna.
Tabriz continuava ad avanzare, salendo e scendendo le dune sabbiose, cogli orecchi tesi, cogli occhi sempre in movimento. Cercava di raccogliere qualche lontano rumore o di scorgere qualche cavaliere.
Certo i soldati dell'Emiro, passata la burana, dovevano aver scoperti i loro due camerati accoppati da quei due tremendi pugni e forse in quel momento stavano cercando in tutte le direzioni i fuggiaschi.