Il cavaliere che s'avanzava velocissimo, facendo fare al suo destriero dei salti straordinari, per evitare le spaccature del suolo, in pochi momenti giunse presso la tenda, poi, da abilissimo cavallerizzo, con un salto fu a terra.

— Buona ventura, Hossein, — disse, — mentre Tabriz arrestava il cavallo. — Nostro padre veglia ancora?

— Non si dorme alla vigilia d'un matrimonio, — rispose Hossein. — E poi io devo preparare le mie armi.

CAPITOLO III.
Il «mestvire.»

Il vecchio beg, vedendo entrare il nipote che colla sua esilità e coi suoi lineamenti angolosi faceva una meschina figura dinanzi a suo cugino Hossein, che era la forza e la bellezza personificata, si alzò chiedendogli con una certa ansietà:

— Rechi forse qualche brutta nuova, Abei?

— No, padre, — rispose il giovane, cercando di sfuggire lo sguardo indagatore del vecchio. — La carovana che porta i regali di nozze di mio cugino, non corre alcun pericolo, quantunque sia stata segnalata, da qualche giorno, verso il settentrione, una grossa banda di Aquile della steppa.

— Perchè hai lasciati soli i nostri uomini? — chiese il beg severamente.

— Per passare insieme a mio cugino la sua ultima notte di libertà. Domani egli sarà unito per sempre colla fanciulla che ama, colla bella Talmà, ed io non potrò più godere della sua gradita compagnia.

D'altronde i nostri uomini sono abbastanza numerosi per tener lontane le Aquile. —