— Ma di Talmà che cosa sarà successo? — gridò il povero giovane, prendendosi disperatamente la testa fra le mani. — È questo che io vorrei sapere. —

Tabriz stava per aprire le labbra ed esprimere forse qualche terribile sospetto, poi subito le rinchiuse. Certo non osava dire quello che pensava riguardo la sorte di Talmà.

— Dimmi qualche cosa, Tabriz, — disse Hossein.

— Calmati, signore, — rispose finalmente il gigante. — Hai tu dimenticato tuo zio? Quell'uomo non lascerà la tua fidanzata nelle mani dei banditi, dovesse sacrificare metà della sua fortuna per mettere in armi tutti i Sarti della nostra steppa.

— Ed a chi la darà poi se qualcuno spargerà la voce che io sono stato ucciso sotto le mura di Kitab?

— Vorrà ben accertarsene prima, signore. Il beg non si accontenterà di una semplice voce e manderà indubbiamente dei messi fedeli a Kitab per assumere informazioni sulla nostra sorte.

E poi non siamo ora liberi noi?

— Non siamo ancora usciti dalla steppa della fame, Tabriz.

— Bah!... Gli usbeki ci crederanno sepolti sotto le sabbie o portati via da qualche tromba e non perderanno tempo a cercare i nostri cadaveri.

Di costoro non mi preoccupo punto e sono più che certo che ora quei furfanti galoppano verso Bukara. —