Hossein pareva che si fosse tranquillizzato. L'accesso di disperazione che l'aveva colpito poco prima era, se non del tutto, almeno in parte scomparso.

— Può darsi che tu abbia ragione — disse finalmente. — Quanto credi che sia lontano l'Amu-Darja?

— Non potremo raggiungerlo prima di otto giorni, padrone. Non possiamo contare che sulle nostre gambe e pur troppo noi, abituati a vivere quasi sempre sui cavalli, siamo pessimi camminatori.

Cerchiamo di far onore al pasto se vogliamo rimetterci in forza, poi ce ne andremo portando con noi qualche provvista.

— E dell'acqua soprattutto.

— Sì, padrone.

— Che non sapremo dove mettere non avendo noi nessun recipiente.

— L'orso ci offrirà la sua vescica e quella ne conterrà parecchi litri.

Padrone, l'arrosto deve essere cotto a puntino. Dimentica tutto e lavora di denti. —

Colla punta del kangiarro disperse i tizzoni quasi semi-spenti, ammucchiati sopra la buca, scavò il suolo e senza badare all'intenso calore che si sprigionava da quel forno primitivo, levò destramente l'arrosto, il quale esalava un profumo squisito.