— Ecco un boccone che anche l'Emiro di Buckara ci invidierebbe, — mormorò il gigante.
Strappò da un cespuglio alcune larghe foglie e vi depose il zampone, dopo averlo sbarazzato del suo involucro.
— Cottura perfetta, signore, — disse. — Vedi come la pelle è magnificamente screpolata e arrosolata? —
Tagliò l'arrosto in quattro parti e si misero tutti e due a mangiare.
Avevano ingoiati però pochi bocconi, quando una voce gioviale disse dietro di loro:
— Buona sera, signori. Non vi è nulla per un povero loutis che muore di fame e che non ha più la sua scimmia per guadagnarsi da vivere? —
Tabriz e Hossein, colti all'improvviso, balzarono precipitosamente in piedi, impugnando i kangiarri.
L'uomo che era sbucato fra le macchie d'astragalli, fece un cenno con ambe le mani, come per dire:
— Da un povero diavolo par mio non avete nulla da temere, signori.
— To'! — esclamò Tabriz dopo d'averlo squadrato attentamente, — io ti ho veduto ancora.