— Uhm! ne dubito, mio signore, — rispose il birbante. — Io credo che quei poveri diavoli siano rimasti sotto la sabbia insieme coi cammelli.

— Non sei però certo, — disse Tabriz.

— Là dove si erano accampati non ho veduto altro che una enorme collina sabbiosa. Se avessi avuto qualche istrumento, per tentare qualche scavo, sono sicuro che sotto avrei trovato degli uomini e anche degli animali.

— E poi? Continua.

— Poi mi sono messo subito in marcia per raggiungere quest'oasi, onde non espormi al pericolo di morire di sete.

— Dunque tu conosci questa steppa?

— Vi sono nato, signore, e poi noi, conduttori di scimmie, camminiamo tutto il tempo della nostra vita, sicchè la Tartaria, la Persia, i Kanati e il Belucistan ci diventano presto famigliari.

— Siedi fra noi allora e mangia — disse Hossein. — Abbiamo carne in abbondanza.

— Lo vedo, signore, — rispose Karaval gettando uno sguardo ardente sull'orso che giaceva a pochi passi dal forno.

Tutti e tre si rimisero a lavorare di denti senza aggiungere altra parola. Il birbante divorava avidamente come se non avesse mangiato da quarantott'ore; però, quando non si vedeva osservato, fissava intensamente ora il gigante ed ora il nipote del beg e un fugace sorriso malizioso gli spuntava sulle sottili labbra.