Un'ombra, che l'oscurità impediva di ben definire, era comparsa sulla cima d'un'altra duna e si era fermata, probabilmente animata dallo stesso spirito di diffidenza che aveva invaso il bandito.
— Non mi sembra un animale, — borbottò finalmente Karaval.
Accostò due dita alle labbra e mandò un lievissimo fischio, appena modulato. Un segnale eguale rispose subito, poi l'uomo che stava sulla duna opposta si lasciò scivolare sulla sabbia, toccando il fondo.
Karaval l'aveva immediatamente imitato.
— Non mi sono ingannato: Dinar, — disse il bandito. — Ragazzo mio, tu diventi un bravo brigante e più rapidamente di quello che credevo.
— Ho una buona guida — rispose modestamente il giovane.
— Se continui così, tu diverrai un giorno, quando avrò sotto i miei ordini una banda di Aquile, il mio luogotenente.
— Sarò l'uomo più fortunato della terra.
— Ah!... Anche tu sei ambizioso!... Bene, benissimo, coll'ambizione si può conquistare anche il mondo.
— Vi ho seguiti senza difficoltà. Sono dunque loro?