— Deve essere lui, — mormorò.

— Non è tanto stupido quanto io l'avevo creduto. —

Si levò in piedi, badando di non far scricchiolare le sabbie e guardò quasi ferocemente Tabriz e Hossein, che dormivano profondamente l'uno presso all'altro, tenendo una mano sui loro kangiarri.

— Sarebbe una bella occasione e tutto sarebbe finito! — mormorò. — Due!... E poi con quel gigante che può reggere a parecchie palle di pistola meglio d'un orso!... Fin che ammazzo l'uno, l'altro mi salta addosso e allora, mio caro Karaval, addio ai tuoi sogni ambiziosi!... Non rimarrà che Hadgi, sempre Hadgi, quell'imbecille!...

No, meglio essere prudenti e aver pazienza. Io non sono uno stupido. —

Attese alcuni minuti, poi vedendo che nè Tabriz, nè Hossein si muovevano, scivolò lungo la duna più alta, senza produrre il menomo rumore.

La salì carponi e giunto sulla cima si fermò, borbottando:

— Non deve essere lontano; i miei orecchi non s'ingannano mai e percepiscono sempre i più deboli rumori. Un capo brigante deve avere l'udito finissimo se vuol diventare... —

Si era bruscamente interrotto, armando per precauzione una pistola che si era levata di sotto alla lunga zimarra e che il rigonfiamento della lunga e altissima fascia aveva impedito a Tabriz ed a Hossein di scorgere.

— Un futuro capo deve essere sempre prudente — disse.