— Servono a pescare le garitse, signore. La notte è oscura e quei deliziosi pesci si lasceranno prendere in gran numero.

— Da chi?

— Da questi uccelli, signore. Sono cormorani del mar d'Aral, dei pescatori infaticabili, che sono stati ammaestrati per la pesca della garitsa.

— Che pesci sono?

— Una specie di trote e abbondano qui. —

Le sei barche si erano disposte su due linee e si erano portate in mezzo al fiume, mentre i pescatori remavano dolcemente all'indietro, onde la corrente non le trasportasse troppo rapidamente.

Sul mar d'Aral e sui suoi fiumi che scaricano entro esso le loro acque, come nei mari e nei fiumi della China e del Giappone, si fa uso dei cormorani, di quegli avidissimi uccelli acquatici, che noi chiamiamo smergli, per ottenere delle pesche abbondanti.

Gli uomini della steppa si servono dei falchi per la caccia, i pescatori pure di volatili, e gli uni e gli altri non hanno da lagnarsi, perchè oltre a procurarsi un buon divertimento, si procurano, con quasi nessuna fatica, selvaggina terrestre ed acquatica. Si sa che i cormorani sono grandi distruttori di pesce e che sono anche pescatori abilissimi, potendo tuffarsi sott'acqua e rimanervi per qualche tempo. È appunto sull'avidità di quei trampolieri che i pescatori contano, ed in quale misura anche!...

Un cormorano bene ammaestrato può mantenere comodamente una famiglia di pescatori, e anche procurarle una certa agiatezza. Ordinariamente però i pescatori non ne hanno mai meno d'una mezza dozzina, che tengono con cure infinite.

È di notte che il cormorano lavora con maggior lena, sicchè i suoi padroni difficilmente se ne servono di giorno, almeno quelli delle rive del mar d'Aral e dei fiumi della steppa settentrionale.