— Peccato non poter mettere una mano lì dentro. Ci guadagneremmo una cena bastante per cinquecento persone, — disse Tabriz.
Hossein non rispose.
Guardava con inquietudine quelle fiammate, che ormai circondavano le isole, facendo crepitare i canneti ed i giunchi che coprivano le rive.
I pescatori non sembravano però impressionati, ora che si trovavano a terra. Quel fenomeno, in apparenza terribile, non doveva essere nuovo per loro e dovevano anche conoscerne la portata.
Stesi fra le erbe, al disotto delle piante che li proteggevano dal calore e dal fumo, guardavano tranquillamente quelle immense fiammate, che la corrente travolgeva verso lo sbocco del lago.
Avevano ragione di non preoccuparsi troppo, poichè, dopo tre o quattro ore, le fiamme cominciarono a decrescere, la luce divenne meno intensa e finalmente, esauritasi la nafta, le tenebre tornarono a piombare sul laghetto.
— Non credevo che tutto finisse così bene, — disse Tabriz a Hossein. — Avevo paura di morire arrostito come un cagnolino. —
Il giovane rispose con un lieve sorriso.
— Padrone, — proseguì, il gigante, — non ti ho mai veduto così preoccupato come ora, eppure non siamo che a poche centinaia di passi dalla nostra steppa.
— Taci, Tabriz, — rispose Hossein.