— Tuo padre ha tagliato il naso a mia figlia ed io per non venire deriso l'ho uccisa.

Ora è necessario che anch'io mi vendichi ed a mia volta taglierò a te il naso e per soprappiù anche gli orecchi e ti rimanderò a casa di tuo padre. —

Udendo quelle parole la moglie scoppiò in un dirotto pianto e chiese a suo marito di farle grazia per qualche giorno.

— Non te la voglio negare, — rispose il pentolaio. — Aspetterò domani e nel frattempo affilerò meglio il mio coltello. —

Erano le undici di sera ed il pentolaio che, contrariamente alla proibizione del Profeta beveva molto, dormiva profondamente.

La moglie che non voleva perdere nè il suo naso, nè i suoi orecchi, si alzò dal letto senza far rumore e abbandonò la casa.

La notte era fredda, burrascosa e molto oscura, ma la figlia del mollah sapeva dove si trovavano le tende della tribù dei Teringi, ai quali voleva domandare protezione. Ella non ignorava che ritornando presso suo padre questi l'avrebbe uccisa per evitare d'attaccare lite col pentolaio e che se si fosse indirizzata alle autorità del suo paese, queste non avrebbero preso per lei interesse alcuno e che l'avrebbero rimandata a suo marito con quella facilità con cui si restituirebbe ad un macellaio una pecora smarrita.

Perciò, dopo aver attraversata una immensa steppa, senza porre tempo in mezzo, dopo di aver scalato montagne altissime e d'aver guadato fiumi rapidissimi dalle acque gelate e di essersi smarrita molte volte, giunse finalmente, non già presso la tribù che cercava, bensì ad un campo russo del mar Caspio.

L'aurora spuntava e la moglie del pentolaio, figlia del mollah, era salva. —

Qui il mestvires s'interruppe per alcuni istanti pizzicando le corde della sua guzla.