— Ehi, quell'uomo, — disse Tabriz, — ora sappi che questo signore, che ha fatto colazione con me, è il nipote d'uno dei più famosi beg della steppa dei Sarti. Giù il cappello!...

— Voi non siete altro che banditi, ricercati dal mio signore, — rispose l'ufficiale. — Arrendetevi o vi faccio a pezzi... —

Non potè terminare la frase. Tabriz, preso da un'impeto di furore, aveva alzata la sedia e gliel'aveva scaraventata addosso con tale impeto da farlo stramazzare al suolo più morto che vivo.

Gli uomini che lo accompagnavano si erano subito gettati avanti coi kangiarri e cogli jatagan in mano, cercando d'irrompere nella stanza e di precipitarsi addosso ai due turchestani.

Hossein che li teneva d'occhio, con una mossa fulminea aveva sollevato la tavola e l'aveva scaraventata attraverso la porta, sbarrando loro il passo.

— Addosso coi kangiarri, Tabriz! — gridò poi.

I sei usbechi, arrestati di colpo e spaventati anche dalla statura imponente di Tabriz, avevano dato indietro, scaricando due o tre colpi di pistola a casaccio.

Vedendo poi roteare in alto i due kangiarri dei turchestani, ritennero più opportuno alzare i tacchi e scapparsene, senza occuparsi del disgraziato ufficiale che era rimasto svenuto dinanzi alla porta.

— Siamo stati traditi! — gridò Tabriz, che pareva in preda ad un terribile accesso di collera. — Il loutis ci ha venduti!...

— Sì, il miserabile! — rispose Hossein.