Tabris si era voltato gridando:
— Ehi, cuciniere, fa lavorare ancora una volta la tua padella.
— Sì, quando mi avrete detto chi siete e dove andate, — rispose una voce che non era quella di Dinar.
Tabriz si era alzato vivamente, subito imitato da Hossein.
Il cuciniere era scomparso e invece, dinanzi alla porta, si trovava un uomo barbuto, d'aspetto poco rassicurante, che aveva nella larga fascia un vero arsenale fra pistole, jatagan e kangiarri, accompagnato da una mezza dozzina d'usbeki, armati non meno formidabilmente di lui.
— Chi sei e che cosa vuoi tu? — chiese Tabriz, afferrando istintivamente la pesante scranna su cui si era seduto.
— Un ufficiale dell'Emiro di Bukara, — rispose l'uomo barbuto, con alterigia, — snudando con un gesto tragico uno dei suoi kangiarri.
— Allora mandami il cuciniere, onde ci prepari degli altri pesci, così potrai assaggiarne anche tu in nostra compagnia. —
L'ufficiale aggrottò la fronte e fece un gesto sdegnoso.
— Io, con voi! — esclamò.