— Ho delle garitse pronte, — rispose il cuciniere, che non era altri che Dinar. — Sono già cotte a puntino e doveva servirle al comandante dell'Emiro.

— Ne manderai degli altri più tardi — rispose Karaval. — Noi paghiamo. —

Dinar levò i pesci, li depose su un piatto di creta e li servì ai tre uomini, che si erano seduti intorno ad una tavola, l'unica che si trovasse nella camera.

— Signori, — disse Karaval, quand'ebbe mangiato un paio di pesci, — mentre voi terminate la colazione vado a noleggiare la scialuppa.

Fra un quarto d'ora noi saremo al sicuro al di là della frontiera.

— Va', — rispose Tabriz, che faceva onore ai pesci e che aveva la bocca piena.

Anche Hossein attaccava con molto appetito i pesci e pareva che per un momento avesse dimenticato Talmà, il beg ed anche Abei.

— Signore, — disse il gigante, quando il piatto fu vuoto, — un'altra dozzina ci starebbe, almeno, nel mio stomaco.

Quel birbone di loutis aveva ragione di vantare questi eccellenti abitanti dell'Amu-Darja. Non ne ho mai mangiati di così delicati.

— Se ti fa piacere ordina, — rispose Hossein che era ricaduto nei suoi pensieri. — Il loutis pagherà lui per ora.