— Attàccati alla mia zimarra, padrone — gridò Tabriz. — Tu non hai gli occhi dei gatti.
— E dove mi conduci?...
— Non occupartene pel momento. Corri sempre dietro di me, o quel fumo puzzolente ci raggiungerà e cadremo a mezza via. —
Il gigante camminava in fretta, colle braccia allargate, per toccare le due pareti del passaggio e pareva proprio che ci vedesse, perchè non esitava un solo istante a spingersi innanzi.
Hossein invece non riusciva a scorgere assolutamente nulla, non filtrando il menomo raggio di luce in quel corridoio tenebroso.
Dapprima scesero, poi, dopo aver percorso un centinaio di metri, cominciarono a salire, senza però che l'oscurità si dileguasse.
— Ci siamo, — disse ad un tratto il gigante. — Ecco l'aria fresca del colle che giunge.
Ancora quindici o venti passi ed i falconetti lavoreranno.
— I falconetti!... Sei diventato pazzo, Tabriz.
— Oh! Vedrai padrone, come li prenderemo alle spalle! Voglio affogarli tutti nel fiume, compreso il loutis.