— Altro che scappati! mormorò Hossein.

Un colpo di tosse gl'impedì di parlare. Un altro getto di fumo era entrato, proveniente dall'altra parete ed era quello così acre, così puzzolente, da obbligare il giovane a fare altri due passi indietro.

— L' alfek — esclamò. — L'erba puzzolente degli stagni amari!.. Ora ci affumicheranno per bene e non so se potremo resistere a lungo.

— Per tutti i diavoli dell'universo! — gridò in quel momento una voce dietro di lui, interrotta da due colpi di tosse. Giungo in buon punto.

— Tabriz!...

— Eccomi, signore.

— Stanno per prenderci. Il vento soffia dinanzi a noi e fra poco la camera sarà piena.

— Non siamo presi affatto, signore. Seguimi subito, prima che s'accorgano della nostra fuga dobbiamo essere lontani. Ah!... Ah!... Che bel giuoco! —

Se il gigante rideva, voleva significare che le cose non andavano così male come credeva Hossein.

Questi senza perdere tempo in chiedere spiegazioni, si era slanciato dietro al fedele servo che si era nel frattempo riempito le tasche di gallette e anche di pesci, poco badando se si ungeva di grasso di cammello.