— Ascoltate questa dunque. — Accordò la chitarra, e cominciò a cantare:

— Io ho cercato la tomba della mia diletta e non ho potuto trovarla. Ahimè! Sospiravo dicendo: Dov'è la mia diletta?... Allora io vidi una rosa fra le spine: essa era sola, isolata. La interrogai col cuore palpitante: Sei tu la mia diletta? La rosa, in segno d'assentimento, trasalì ed inclinandosi dolcemente, lasciò cadere delle gocce di rugiada simili a lagrime.

Allora un usignuolo volò sopra la mia testa e si nascose in un cespuglio.

Indirizzandomi a lui, con voce dolce, gli chiesi:

— Sei tu la mia diletta? —

L'usignuolo stese le ali, colse col suo becco la rosa, e nel suo melodioso linguaggio, mi rispose di sì.

Improvvisamente una bianca stella rischiarò col suo dolce fulgore me, la rosa e l'usignuolo. Interrogai la stella, magnifica nella sua bellezza: Sei tu la mia diletta?

Ella mi rispose con un guizzo di luce che diresse verso i miei occhi.

In quel momento l'aria mi accarezzò dolcemente il viso, sussurrandomi agli orecchi: Ecco colei che cerchi: non inquietarti per lei. Passano tranquillamente i giorni dal mattino alla sera, passano tranquillamente le notti dalla sera all'aurora. L'essere che tu hai amato si è diviso in tre: in un usignuolo, in una rosa ed in una stella! —

Il mestvire si era alzato.