Ad un tratto il bandito incespicò e cadde. Tabriz d'un colpo gli fu addosso afferrandolo pel collo e sollevandolo come un fantoccio.

— Sei preso, miserabile! — urlò.

— Grazia! — rantolò il miserabile che non osava più dibattersi.

— Sì grazia, se parlerai. Dammi intanto il tuo kangiarro e anche il tuo archibugio, che vale in questo momento meno d'un bastone e aspettiamo il padrone.

— Il signor Hossein?

— Come! — urlò Tabriz stringendolo con maggior violenza, fino a fargli uscire la lingua d'un buon palmo. — Tu lo conosci?... Ah!... Ti sei tradito!... Il nipote del beg non si era ingannato.

— Grazia... mi strangoli.

— Non ora, — rispose il gigante, allargando il pugno.

— È necessario che tu parli prima, furfante. —

Gli tolse il kangiarro, ed il fucile lo depose dinanzi a sè, sull'erba, dicendogli con voce minacciosa: