— Un moto, una parola e ti accoppo con un pugno, e bada che con un pugno io un giorno ho ammazzato un cammello. Mi hai capito?

— Non sono sordo, signor Tabriz, — rispose Karaval con voce tremante.

Una voce in quel momento si alzò fra le erbe!

— L'hai preso? —

Era Hossein che si avanzava conducendo per la briglia il proprio cavallo, non che i due dei banditi.

— È in mia mano, signore — rispose il gigante — e non mi scapperà più, te l'assicuro. —

Hossein legò i tre cavalli insieme, li fece coricare fra le erbe, poi impugnato il kangiarro si precipitò come una belva addosso a Karaval. Una collera terribile avvampava nei suoi occhi.

— Miserabile! — urlò. — La morte causata da un colpo d'arma bianca sarebbe troppo dolce per te, come sarebbero pure troppo dolci le più atroci torture.

— Grazia, signore, — balbettò Karaval che tremava come se avesse la febbre. — Io non ho agito per mio conto.

— Che cosa vuoi dire? — chiese Hossein stupito.