— Che tu deponga dinanzi al beg, mio zio, di quale infame missione ti ha incaricato mio cugino.

— Sono pronto a farlo.

— Tabriz, lega le braccia a quest'uomo e mettilo in sella.

— Partiamo?

— Subito: ho sete di vendetta.

— Ecco la fine della tragedia, — mormorò il gigante.

Legò poi solidamente le braccia al bandito, lo pose su uno dei tre cavalli e ripartirono a piccolo trotto attraverso la steppa sconfinata.

CAPITOLO XII.
La giustizia del “beg„.

Giah-Aghà, il formidabile beg della steppa turchestana, seduto sui cuscini di seta che contornavano la sua spaziosa e ricca tenda, innalzata di fronte alla casa della bella Talmà, fumava silenziosamente il suo narghileh come era sua abitudine.

I servi entravano ed uscivano per portare i suoi ordini ai conduttori delle innumerevoli mandrie di cammelli, di montoni e di cavalli che pascolavano nelle ubertose steppe dei Sarti, dove l'erba cresceva gigante.