— Che cosa dici tu? È in pericolo Talmà?... Parla, prima che la morte ti colga. —

Il ferito fece col capo un segno affermativo, poi dopo d'aver fatto uno sforzo supremo, burbugliò con un accento così debole che parve un soffio:

— Aquile... agguato... intorno casa... accorrete!.. —

Poi si rizzò a sedere, mantenendosi per qualche istante in quella posa, stralunò gli occhi, ebbe un sussulto che si ripercosse in tutte le sue membra, quindi ricadde pesantemente sul cuscino.

— Morto! — esclamò il vecchio beg.

— Ma io lo vendicherò, — disse Hossein, i cui occhi avevano lampi vividi. — Le Aquile sono sbucate dalle steppe!... Ah!... Non sanno ancora quanto pesi il mio kangiarro. Tabriz! Il mio cavallo, il mio fucile e le mie pistole.

— Dove vuoi andare, cugino? — chiese Abei.

— A salvare Talmà o morire con essa, — rispose il prode guerriero con impeto.

— Tu sei un valoroso, Hossein, — disse il beg, guardandolo con orgoglio, — e sei degno figlio di colui che con un solo gesto faceva tremare i predoni della steppa ghirghisa. Ma tu stai per commettere una imprudenza. Aspettiamo che giunga la nostra scorta, o meglio mandiamo Tabriz a richiamarla. In un'ora e mezzo i nostri uomini possono essere qui.

— M'incarico io di andarla a raccogliere, — disse Abei con sottile sorriso ironico. — Io, al pari di te, cugino, non ho paura delle Aquile della steppa.