I due cavalli, colla testa curva fino in mezzo alle alte erbe, pareva che ascoltassero anch'essi, pur soffiando rumorosamente:
Ora erano fischi stridenti che terminavano in un lungo gemito, come d'una persona sgozzata; ora invece erano sibili prolungati, che morivano quasi subito come se tra le erbe si spegnessero ad un tratto; oppure muggiti assordanti, che parevano prodotti dal rompersi delle onde del mar Caspio o da quelle dell'Aral.
— Odi, padrone, — chiese improvvisamente il gigante, raccogliendo le briglie e stringendo le ginocchia per lanciare nuovamente, a corsa sfrenata, il suo magnifico khorassano, che sembrava impaziente di riprendere lo slancio.
— Sì, una scarica di archibugi, — disse Hossein, che era diventato pallidissimo.
— Assalgono la casa di Talmà.
— Partiamo!... Partiamo!... —
I due cavalli persiani, sentendo allentare le briglie, ripartirono colla velocità d'una tromba.
L'abitazione di Talmà non doveva essere lontana più di tre miglia, distanza che quegli impareggiabili corridori potevano superare in meno d'un quarto d'ora.
— Prepara le pistole ed il kangiarro, Tabriz, — disse Hossein, che pareva in preda ad una terribile collera.
Galoppavano colla testa curva, per non venire acciecati dalle trombe di sabbia che non cessavano di roteare sulle ali del vento e respiravano rumorosamente.