I due cavalieri, dopo d'aver spaccata la testa ai due banditi, che si erano trovati a portata di mano, passarono come una tromba attraverso i nemici, ormai disorganizzati dal loro slancio impetuoso, continuando la loro rapidissima corsa attraverso le fitte erbe della pianura.

— Allenta le briglie, Tabriz! — gridò Hossein, — I banditi ci daranno ora la caccia. —

Alcune detonazioni rimbombarono alle loro spalle e tosto essi udirono i proiettili a fischiare non già in alto, bensì rasente le erbe.

Tabriz si volse e si guardò alle spalle.

Le Aquile della steppa, furiose di non aver potuto arrestare a tempo i due audaci cavalieri e anche smaniose di vendicare la morte dei loro tre compagni, si erano messi in caccia, urlando ferocemente.

Come però abbiamo detto, se i cavalli turchestani hanno una resistenza straordinaria, non hanno la velocità e lo slancio dei cavalli persiani e specialmente di quelli del Khorassan, sicchè era molto difficile che potessero raggiungere i due fuggiaschi, quantunque le cavalcature di questi avessero galoppato quasi un paio d'ore.

Dopo il primo slancio impetuosissimo, i cavalli turchestani erano infatti rimasti indietro, non ostante le frustate furiose dei loro cavalieri.

— Non ci perderanno di vista, — disse Hossein.

— Fra poco saremo alla casa di Talmà e allora.... — rispondeva Tabriz, quando una scarica fragorosa, echeggiata in quel momento dinanzi a loro, gli interruppe bruscamente la frase.

Hossein mandò un grido: