— Fermatevi!...
— Sì, aspetta un momento!... Aizza, Tabriz, e piombiamo addosso a quei miserabili. —
Un cavaliere si era staccato dalla linea e muoveva incontro a loro a piccolo trotto.
Hossein alzò la lunga pistola che aveva nella mano sinistra, mirò qualche istante, poi fece fuoco.
Il bandito, colpito in mezzo al petto dall'infallibile palla del giovane, allargò le braccia abbandonando le briglie e l'arcione e stramazzò pesantemente fra le erbe, mentre il suo cavallo, spaventato dal lampo e dalla detonazione, dopo d'aver spiccato un gran salto di fianco, si dava a precipitosa fuga attraverso alla steppa.
— Carica, Tabriz! — urlò il giovane. — Addosso a quei cani! —
I due cavalieri giunsero come un uragano sui banditi schierati su una lunga linea. Erano quindici o venti, bene montati e anche bene armati; tuttavia Hossein e Tabriz non esitarono un momento a caricarli, sapendo bene che nessuno avrebbe potuto arrestare lo slancio indiavolato dei due khorassani.
— Addosso! — urlò un'ultima volta il prode figlio del beg, che aveva presa un'altra pistola.
Serrarono i ginocchi sui fianchi dei cavalli e spararono simultaneamente due colpi, poi fecero impeto sulla fila, menando colpi furiosi a destra ed a sinistra coi kangiarri.
Parve che quella carica furiosa e l'audacia dei due turchestani, producesse un gran panico fra quei banditi, poichè invece di stringere la fila e di chiudere il passo, fecero fare ai loro cavalli un salto di fianco, lasciando libero il varco. Lo strano si è poi che non pensarono, nella confusione, di far uso dei loro fucili, che pur tenevano fra le mani.