Poi a un tratto esclamò:

— Ecco la casa della mia bella fanciulla! I banditi l'assalgano. —

Lampi brillavano fra le erbe e altri lampi balenavano al di sopra d'una massiccia costruzione giganteggiante nelle tenebre.

— Padrone — disse Tabriz, — giriamo dietro la casa. Le Aquile attaccano di fronte e non vedo brillare alcun lampo dalla parte della cinta.

— Sia pure, quantunque abbia un desiderio intenso di piombare su quelle canaglie e di sciabolarle.

— È meglio essere prudenti, signore. Sono in troppi e non si sa mai dove vada a finire una palla di pistola o di moschetto.

— Gira al largo, dunque. Ci prenderemo più tardi la nostra rivincita. —

Invece di dirigersi direttamente verso la casa, vi passarono dietro, senza che le Aquile della steppa, troppo affaccendate a dare l'attacco, si fossero accorte del loro arrivo.

CAPITOLO VI.
Talmà la bella.

Mentre i turcomanni, popolo assolutamente nomade, vive sotto le tende, il sarto che forma una tribù a parte, quantunque abiti pure la grande steppa che si svolge fra il mar Caspio e l'Aral, vive in massicce costruzioni, che fino ad un certo punto possono chiamarsi case.