— Getta una fune, presto, — aggiunse il giovane. — I banditi stanno per giungere. —
L'uomo scomparve subito.
— Sali sulla cinta, — continuò Hossein, volgendosi verso Tabriz. — Li vedo giungere. —
Il gigante spiccò un salto e s'aggrappò con ambe le mani all'orlo superiore del muricciuolo, formato di argilla battuta; si issò mettendosi a cavalcioni, poi porse le mani al suo giovane padrone e lo innalzò colla stessa facilità, come avrebbe fatto con un fanciullo.
Al di là della cinta vi erano numerosi cavalli i quali, spaventati dalle detonazioni che echeggiavano continuamente sulla fronte della casa s'inalberavano, cercando di spezzare le corregge che li trattenevano ai pali piantati nel suolo.
Tabriz e Hossein attraversarono correndo il recinto e giunsero sotto la casa, nel momento in cui una corda a nodi veniva gettata dal terrazzo.
— A te, padrone, — disse il gigante. — Affrettati perchè vengono.
Per un momento posso tener testa a quei ladroni. —
Dietro il muricciuolo, che avevano poco prima varcato, si udivano i banditi della steppa a schiamazzare. Anche essi si preparavano a dare la scalata al recinto.
Hossein strinse la fune, senza perdere tempo e si issò lestamente fino sulla terrazza, dove un servo di Talmà lo aspettava, tenendo in mano il moschetto già armato.