Solo, di quando in quando, volgeva la testa verso il fidanzato scambiando con lui un sorriso.

La fucilata diventava di momento in momento più intensa. I banditi irritati di essere tenuti in iscacco da un così piccolo numero di difensori, che credevano di spazzare via con tutta facilità, si spingevano audacemente innanzi, quantunque molti di loro giacessero a terra morti o feriti.

Hadgi li spingeva all'attacco, urlando ferocemente e promettendo ai suoi uomini le teste dei servi di Talmà. Forse fra i banditi vi era anche il mestvires, che era il vero capo di quell'accozzaglia di ladri, però il furfante si guardava bene dal mostrarsi.

Hossein non si scoraggiava però e fucilava i più furibondi, senza mai mancarli una sola volta.

— Che cosa fa dunque mio cugino? — si chiese ad un certo momento. — A quest'ora dovrebbe essere qui.

— Sei inquieto per loro è vero, Hossein? — chiese la bella Talmà, che col viso animato da una viva collera non risparmiava i predoni. — Che sia accaduta qualche disgrazia al beg?

— A lui, no!... Egli quantunque vecchio è troppo temuto dalle Aquile e nessuno oserebbe assalirlo.

È per mio cugino che sono piuttosto inquieto. Non comprendo come non si veda ancora.

— Che i banditi ci prendano prima che egli arrivi? Sono spaventata per te, mio Hossein. Tu lotterai fino alla fine, per cadere sotto i colpi di quei miserabili, — disse Talmà, con un singhiozzo.

— Taci, luce dei miei occhi, — disse Hossein, quasi con rabbia. — Non angosciare il guerriero che combatte.