Cominciava ad inquietarsi.
— Abei dovrebbe essere già qui colla scorta, — si ripeteva. — Che gli sia accaduta qualche disgrazia o che abbia incontrato qualche drappello di Aquile rimaste indietro? E di Hossein che cosa ne sarà? Che sia giunto alla casa di Talmà?
Io non tremo per lui, ha Tabriz con sè che vale da solo dieci uomini e poi Hossein è più audace e più forte di Abei. —
Ad un tratto il cavallo mandò un lungo nitrito e alzò di colpo la testa verso l'occidente.
— Che cos'hai udito, mio bravo Heggiaz? — chiese il beg, che si era pure levato, lasciando cadere il cannello di cuoio rosso del narghilè e armando precipitosamente uno dei suoi sei fucili. — È Abei che torna colla scorta o qualche Aquila che cerca d'accostarsi? —
Tese gli orecchi, curvandosi verso il suolo, mentre l'intelligente animale mandava un secondo nitrito e allungava maggiormente il collo verso l'ovest.
— Deve essere Abei, — disse il beg, il cui udito ancora finissimo aveva raccolto un lontano galoppo.
Dopo alcuni minuti il vecchio vide un cavallo galoppare sfrenatamente verso la tenda, privo del cavaliere. Mandò un grido:
— Qui, Ader! —
Il destriero fece, senza fermarsi, il giro della tenda, forse per aver tempo di frenare lo slancio, poi andò a urtare Heggiaz con tanta violenza da cadere sulle ginocchia.