Solo i russi, dopo non lievi lotte e non pochi sacrifici, sono riusciti, pochi anni or sono, a frenare; ma non del tutto a dominare, poichè tutti i Kanati che sono compresi in quel vastissimo territorio, si possono considerare anche ora, quasi indipendenti.
Quel grande popolo è conosciuto sotto il nome generico di turcomanni, quantunque racchiuda nel suo seno varie razze, che ben poco hanno di comune l'una coll'altra, fuorchè una sola cosa: l'istinto del ladroneccio.
Il turchestano infatti somiglia molto al terribile tuareg, quel formidabile predone che ha fatto dell'immenso deserto del Sahara, il suo impero. Pel tuareg le sabbie del deserto, pel turcomanno la steppa: entrambi sono avoltoi e quali avoltoi!...
Quel popolo, eternamente irrequieto, che nei secoli passati ha rovesciato nell'Asia Minore e nella penisola balcanica quei terribili turchi, che unitisi agli arabi fecero tremare per tanto tempo le più agguerrite nazioni bagnate dal Mediterraneo, occupa tutta la grande steppa non solo, ma bensì anche la valle dell'Ox, parte del Kkorossan e perfino una porzione del Belucistan.
Il paese dove vive non è altro che una landa sterminata, che sembra sia stata in tempi remotissimi il fondo di qualche gigantesco bacino, caldissima e arida nell'estate, fredda e generalmente nevosa nell'inverno, bagnata solamente nella primavera e nell'autunno da piogge abbondanti, le quali sviluppano erbe altissime.
Come nel Sahara, così nella steppa vi sono oasi dove si coltivano, con buon successo, granaglie di varie specie: riso, lino, cotone e frutta molto deliziose, specialmente nelle valli aperte dal Syr-Ceria, dal Kisil e dall'Oxus, i tre maggiori fiumi che scorrono attraverso la steppa e le cui rive sono coperte di giunchi, di canne e di alberi.
Quattro razze distinte si contendono quel paese, e tutte sono più o meno dedite al ladroneccio, sdegnando l'agricoltura, quantunque tutte si occupino attivamente dell'allevamento dei cammelli, dei cavalli e dei montoni.
Gli Usbechi, che sono i più numerosi e che formano perciò la razza dominante, oriundi dalle rive del Volga, che abbandonarono nel XV secolo, occupano la maggior parte della steppa, vivendo sotto tende. Piccoli, robusti, sono coraggiosissimi e perciò insofferenti d'ogni giogo e non si occupano d'altro che dell'allevamento dei cavalli.
I turcomanni, padri degli Osmani che conquistarono col valore delle loro armi la Turchia Europea e le rive del mar Nero, occupano la steppa che si estende dalle sponde meridionali del Caspio a quelle occidentali dell'Aral, e questi sono i più temuti; ma accanto a loro vi sono i Kirghisi, popolo nomade e selvaggio, vivente esclusivamente di preda, sempre in lotta coi suoi vicini ai quali ruba le mandrie, i cammelli ed i cavalli. Questi sono i veri predoni della steppa, sono le terribili Aquile, che calano con rapidità fulminea e che con eguale rapidità scompariscono, lasciando dietro di loro solo delle rovine fumanti.
La Russia ha conquistato il loro paese, sottoponendo volta a volta sotto il suo dominio la grande, la media e la piccola orda, senza però che sia riuscita a cambiare i loro istinti briganteschi. Ed infatti i Kirghisi sono rimasti quelli che erano cent'anni fa.