Allentò le briglie e in pochi slanci raggiunse la tenda. Saltò a terra e alzò il pezzo di feltro che serviva da porta, affrettandosi a puntare una pistola, ma non vide che il cavallo di Abei legato ad un palo della tenda.
— È strano! — mormorò. — Nessuna scalfittura sul cavallo di Abei; nemmeno le ginocchia sono lorde di fango. Questo cavallo non è caduto; come mai Abei Dullah è stato preso? Ecco un bel mistero che sarà forse difficile dilucidare. —
Fece scendere da cavallo due Sarti e ordinò loro di mettersi a guardia della tenda, poi risalì su Heggiaz, dicendo agli altri:
— Seguitemi e aprite gli occhi. —
Il drappello sferzò le cavalcature e riprese la corsa. Tabriz si era prontamente deciso.
Era sua intenzione di muovere direttamente verso l'Ungus Bett, sulle cui rive Abei aveva lasciata la scorta dei cammelli. Se Abei s'era diretto verso quel corso d'acqua, doveva trovare in quella direzione le sue tracce o per lo meno il suo cadavere.
— State attenti se vedete delle aquile non già umane, bensì pennute, — disse volgendosi verso i Sarti che lo seguivano. — Se calano sulla steppa è segno che vi sarà un cadavere da fare a pezzi.
— Che l'abbiano ucciso? — chiese il nuker che aveva ripreso il posto al suo fianco.
— Non lo credo, quantunque quel cugino d'Hossein non mi sia mai stato... troppo simpatico — disse Tabriz.
— Vuoi dire che se fosse morto... —