La porta maggiore della casa di Talmà si era aperta, e pel primo era comparso Abei, sfarzosamente vestito, montato sul suo bellissimo cavallo e tenendo sul pugno sinistro, coperto da uno spesso guanto, il suo falcone favorito.

Subito dopo erano usciti Hossein e Talmà, seguiti dal vecchio beg e da Tabriz.

Il primo indossava uno splendido costume persiano di seta bianca, con grandi cordoni ed alamari d'oro e sul berrettone conico un pennacchio ornato di diamanti e di smeraldi; Talmà invece aveva il suo vestito da sposa, che risaltava vivamente sulla candida giumenta che le serviva da cavalcatura.

Aveva i capelli divisi in due grosse trecce, che le ondeggiavano sulle spalle e che contornavano splendidamente il suo visino bianco-rosa, allungate artificiosamente con spighette formate da peli di cammello e intrecciate con mazzolini di bellissime perle di Bahrem.

Sul capo portava una specie di tiara d'argento dorato, adorna di turchesi, assai alta, un vero edifizio, coperta in parte da un lungo velo intessuto con pagliuzze d'oro e con numerose fila di sottilissime catenelle e di pietre preziose, come rubini, zaffiri e smeraldi e che terminava al di sotto della cintura, in un ricchissimo e probabilmente antichissimo merletto.

La sua veste era ampia, di seta rossa, diritta, priva delle maniche affinchè si potessero scorgere i meravigliosi braccialetti che le ornavano le bellissime braccia, — regali del fidanzato; — era stretta alle anche da una fascia pure di seta, ricamata in oro, di colore azzurro ed abbellita sul petto da piastrine d'argento e d'oro, somiglianti nella forma alle cartucce dei moderni fucili e che probabilmente dovevano contenere degli amuleti o dei versetti del Corano.

Al di sotto di quella veste, che non le scendeva oltre le ginocchia, formando ampie e ricche pieghe, Talmà portava dei larghi calzoni alla turca, di seta bianca, con festoni d'oro, allacciati alle caviglie, un po' sopra delle scarpette di cuoio rosso splendidamente ricamate in argento.

Il beg veniva ultimo, colla sua famosa scimitarra di damasco che avrebbe potuto bastare a comperare le splendide armi dei suoi nipoti, tutto racchiuso in una severa zimarra di panno bruno, stretta da una fascia di pelle gialla ed il capo coperto da un immenso turbante, il cui pennacchio era trattenuto da uno smeraldo di valore inestimabile.

Tutti in pugno tenevano i falchi, i quali squittivano incessantemente o starnazzavano le ali come se fossero impazienti di strappare gli occhi alle disgraziate gazzelle.

Un urlo selvaggio, partito da mille bocche, salutò la comparsa degli sposi: