Il beg, i suoi nipoti e Talmà erano troppo noti nella steppa dei Sarti, perchè il pubblico scarseggiasse: e forti drappelli di cavalieri, in abito da festa, con immensi turbanti variopinti, o altissimi kalbak villosi, cinture piene d'armi scintillanti, e lunghissimi fucili gettati attraverso le spalle erano accorsi.

Chi erano e da dove venivano?

Nessuno avrebbe osato far loro una tale domanda perchè, secondo le leggi dell'ospitalità turchestana, sarebbe stata un'offesa sanguinosa.

Moltissimi erano Sarti del Tackhunt, a giudicarli dalla lunga vestaglia, colle maniche molto larghe presso la spalla e strette all'estremità e tanto lunghe che basta chiudere il pugno, perchè ricadano e riparino le mani dal freddo e dall'umidità, quindi persone amiche.

Ve n'erano molti altri però con giubbe invece corte, di grosso panno, strette da larghe fasce di cotone, lunghe sovente perfino dieci metri e con ampi calzoni e alti stivali gialli o rossi, a punta rialzata, e con certe facce barbute, d'aspetto brigantesco e poco rassicurante, appartenenti ad altre tribù e forse molto lontane.

I servi di Talmà, aiutati dai Sarti del vicino villaggio e dalla scorta del beg, che era giunta felicemente colla carovana, avevano fatti i preparativi per le nozze. Immense tavole erano state disposte dinanzi alla casa pel banchetto notturno ed un numero infinito di caldaie erano state allineate sul margine della steppa, piene di pezzi di montone.

Tutto il giorno i cuochi, improvvisati, non avevano fatto altro che scannare animali e mungere le cammelle, affinchè tutti gli ospiti potessero mangiare a crepapelle e bere a sazietà e poter vantare dovunque la ricchezza e la generosità del vecchio beg, di Hossein e della sposa.

Quello però che pel momento maggiormente interessava tutta quella gente era la caccia col falco, che doveva aprire la festa, poichè tutti i turchestani sono appassionatissimi per tali divertimenti.

Quattro gazzelle, animali velocissimi, più agili dei cervi e dei caprioli, dovevano fornire la preda ai rapaci volatili di Abei.

Uno squillo di corno, lanciato dallo scudiero, avvertì che gli ospiti si erano disposti su due immense file sulla fronte della steppa, trattenendo a stento i loro piccoli, brutti, ma ardenti cavalli, che la caccia alla quale dovevano prendere parte anche i fidanzati, stava per cominciare.