— Credo che sia tempo di prendere terra signore, — rispose Garcia. — O che il canotto è assolutamente inservibile o che lo abbiamo riparato male, fa acqua da tutte le parti e le mie scarpe cominciano a nuotare.

— Abbiamo dell’altro canape e lo calafateremo meglio. Perdinci! Questo isolotto è un vero paradiso e faremo una indigestione di banani. M’immagino che quelli americani non saranno meno gustosi di quelli africani e di quelli asiatici.

— E vi sono anche degli uccelli signore, se vorremo regalarci un arrosto più saporito di quello di stamane.

— E gl’indiani, te li sei dimenticati? Se udissero in questo momento uno sparo non tarderebbero ad accorrere.

Hanno troppa passione per la carne bianca.

— Già, la crederanno di pollo. — rispose il mozzo, sforzandosi di celiare.

Legarono il canotto sulla riva e sbarcarono portando con loro le armi e le munizioni.

L’isolotto era coperto d’erbe foltissime e da gruppi d’alberi sotto i quali regnava un’ombra deliziosa. Bande di leggiadri trochilus minimus, i più piccoli degli uccelli mosca, svolazzavano sopra i loro nidi in forma di cono rovesciato, trillando e battagliando con grande ardore, poichè per quanto siano piccoli non sono meno bellicosi degli altri volatili.

— Ci staremo bene qui, — disse Alvaro, — e potremo aspettare, senza troppo annoiarci, che gl’indiani se ne siano andati.

— Avremo però da risolvere l’eterna questione della colazione o del pranzo, signore, — disse il mozzo, — e mi pare che non sarà facile su questo pezzetto di terra.