Stava per rialzarsi quando vide passare, a dieci o dodici passi dalla riva una massa oscura che pareva formata da un ammasso di piante acquatiche e gli pervenne agli orecchi un vagito.
— Un isolotto che cammina e che piange come un bambino, — esclamò.
Un rumor sordo, come quello che produce una cassa nel rinchiudersi lo avvertì di guardarsi da quell’isolotto.
— Che sia un caimano? — si chiese rabbrividendo.
Anche Alvaro aveva udito quei rumori e si era affrettato ad accorrere, portando i due archibugi.
— Che cosa fai Garcia? — chiese vedendo che il mozzo non si muoveva.
— Quella brutta bestia deve spiarci, signore, — rispose il ragazzo, — ammesso se sia veramente una bestia non vedendo io altro che delle canne che passeggiano sull’acqua.
— Non vorrei trovarmi nella bocca che si nasconde sotto quelle piante acquatiche, — disse Alvaro. — Non sono i caimani nè così enormi nè così feroci come i coccodrilli africani, tuttavia sono sempre pericolosi e non sdegnano la carne umana, anzi.
— Degni vicini dei selvaggi. In questo paese sono tutti divoratori d’uomini. Il soggiorno nel Brasile non riuscirà mai gradevole agli europei.
— Eh! Lo vedi? Cerca d’accostarsi inosservato al nostro isolotto.